17 lug 2018

Né pietre né scarpe - Zone Economiche Speciali (ZES)


Ma neanche olio, olive o vino.
Nessuna delle produzioni tipiche della nostra città, nessuno dei nostri produttori e imprenditori potranno partecipare a ottenere neppure una piccola parte di quei fondi e incentivi.

Ancora una volta,purtroppo, dobbiamo registrare il disinteresse da parte dell’amministrazione a promuovere lo sviluppo economico di Trani.
Infatti, Trani non è stata ricompresa nella Zona Economica Speciale (ZES) della quale farà invece parte Barletta.
Far parte di tale zona comporta un vero rilancio dell’economia locale, sviluppo di nuove attività imprenditoriali, vantaggio di quelle già esistenti e quindi incremento dell’offerta di lavoro.
Le Zone economiche speciali (Zes) hanno l’obiettivo di attrarre investimenti esteri o extra-regionali.
Sparse nel mondo si contano circa 2.700 Zes, in Cina e a Dubai gli esempi più noti. Una settantina in Europa. La Polonia che ne ha 14 rappresenta uno degli esempi più citati e invocato come modello anche per l’Italia.
In Puglia è prevista la creazione di due Zes per un totale di 4.400 ettari assegnati.
La Zona Ionica interregionale con la Basilicata che per la parte pugliese presenterà due nodi principali: Il porto di Taranto e l’aeroporto di Grottaglie legato al Centro intermodale di Francavilla Fontana.
La zona Adriatica farà riferimento ai poli di Foggia, Barletta, Bari e Brindisi-Lecce . Il primo si baserà sulla piattaforma logistica di Incoronata, sull’aeroporto di Foggia e sul porto di Manfredonia. Il polo di Barletta si baserà sul porto e sul centro intermodale. Quella di Bari presenterà come snodi logistici il porto, l’interporto, l’aeroporto e la piattaforma logistica di Giovinazzo. Infine Brindisi-Lecce si baserà principalmente sul porto e sull’aeroporto di Brindisi.
Le Zes previste solo per le regioni meno sviluppate avranno una durata compresa tra i 4 e i 14 anni, prorogabili per altri 7. La gestione farà capo a un Comitato di indirizzo presieduto dal Presidente dell’Autorità portuale di riferimento. Le aziende interessate sia nuove sia già esistenti nella ZES saranno beneficiarie di una serie di agevolazioni di carattere fiscale e amministrativo, un credito d’imposta per maxi investimenti fino a 50 milioni, tempi ridotti per autorizzazioni e procedure, oneri amministrativi e istruttori più bassi.

I settori di investimento punteranno al potenziamento delle attività produttive prevalenti nella aree interessate, a cominciare dall’agroalimentare.

In passato, nel recente passato tra i punti del programma dell’attuale amministrazione era indicata come strategia per lo sviluppo economico del nostro territorio l’impegno e l’attuazione di azioni e investimenti affinché la città di Trani potesse rientrare a pieno titolo nella zona ZES.
Tali investimenti secondo le indicazioni del governo regionale avrebbero dovuto riguardare tra le priorità le infrastrutture .
Sappiamo anche che tanti comuni limitrofi e non si sono attivati per far valere le loro peculiarità e le proprie ragioni affinchè vengano ricompresi nella zona ZES. Si è anche posta attenzione all’eccessiva concentrazione degli ettari di Zes nella provincia di Lecce. Ci sembra anche in questo caso un privilegiare più le persone che con i compiti e le funzioni regionali di cui sono state investite hanno la possibilità di privilegiare territori a scapito di altri. E’ del tutto evidente inoltre che privilegiare territori “vicini” a tali esponenti politici fa scaturire maggior consensi per gli stessi e quindi si trascura nella sostanza quello che dovrebbe essere il fine di tali strumenti ossia lo sviluppo effettivo di territori meno competitivi.

Vorremmo che ci sia da parte del nostro sindaco un reale impegno a ché la possibilità illustrata dal vicepresidente della giunta regionale Antonio Nunziante, di prevedere delle "quote discrezionali" di perimetrazione, da mettere a bando per inserire nelle Zes, sia colta e concretamente perseguita in modo da poter sfruttare un’ulteriore ed ottima opportunità per lo sviluppo dell’economia locale.

I settori delle attività da poter sviluppare e da cui il Movimento Cinque Stelle ritiene possa scaturire uno sviluppo delle attività imprenditoriali e delle opportunità lavorative dovrebbero riguardare la smart economy, attività legate all’economia circolare, turismo e agricoltura. Tutte attività in linea con uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

Ma rileviamo da diversi anni a questa parte una totale disorganizzazione e l’incapacità dei nostri amministratori di proporre un proprio piano di sviluppo.
A questo si aggiunge il degrado della costa di Trani che non favorisce il turismo.

Pertanto, il vero sviluppo della città deve fare i conti con la riqualificazione urbana prima di tutto.
A questo, una politica assennata, non dovrebbe dimenticare la riduzione del debito con tutti i mezzi possibili, anche attuando strategie e iniziative che si sono trascurate nel passato che ti permettano di ridurre gli sprechi, recuperare crediti, combattere l’evasione fiscale ed aumentare le entrate sfruttando risorse e servizi che ancor oggi non si comprende come mai siano ancora inutilizzati (parcheggi, immobili pubblici, ecc. ecc.).

Siamo di fronte alla solita politica degli annunci e delle promesse elettorali fatte senza poi aver la benché minima intenzione di attuarle. E se tale affermazione la fa un ex componente della giunta della stessa espressione del nostro sindaco c’è da dare un valore non trascurabile a questa riflessione.

Le Portavoce del Movimento Cinque Stelle
Luisa di Lernia e Antonella Papagni